L’idea di creare la Consulta Nazionale del Vino italiano è nata nell’aprile del 2015, su iniziativa di Onav e del suo Presidente Vito Intini che ha raggruppato a Roma i rappresentanti delle maggiori associazioni del comparto vitivinicolo nazionale, allo scopo di riflettere insieme su alcuni temi di grande attualità.
Hanno partecipato rappresentanti, oltre che di Onav, di Agivi, Ais, Aspi, del Gruppo Le Donne del Vino, Fisar, Fivi, Slowfood, del movimento Turismo del Vino e, nell’incontro, sono state gettate le basi per quello che sarà un percorso comune delle varie associazioni.
La Consulta Nazionale Vino si propone di affrontare concretamente i problemi del settore, diventando, per il consumatore, un punto di riferimento per tutto ciò che concerne la conoscenza del mondo enologico e, al contempo, di dibattere un tema fondamentale, quello dell’educazione al consumo.
Il primo punto che la Consulta esaminerà sarà proprio, infatti, riguardante una appropriata istruzione sulla vite e sul vino, sulla alimentazione mediterranea, in cui fondamentale è l’abbinamento cibo-vino, e sul valore del territorio vinicolo italiano, della sua storia e della sua gastronomia già nel percorso scolastico, come avviene in altri Paesi dell’Unione Europea.
Di primaria importanza è infatti l’avvicinamento del consumatore al mondo del vino, alla sua storia millenaria e ai suoi valori perché solo attraverso la “conoscenza” si potrà valorizzare quella tipicità ed unicità del prodotto vino così strettamente legata al territorio e alla cultura del Gusto Italiano.
“Attraverso la Consulta – spiega Saverio Petrilli, segretario nazionale della Fivi – possiamo operare educando ai valori di un modello produttivo agricolo legato al territorio”. Sono i valori che caratterizzano l’area Mediterranea e portano a considerare il vino come un prodotto della terra e un alimento della dieta quotidiana da consumare con naturale moderazione.
Un modello di comportamento finora poco promosso in Europa, anche negli stessi paesi mediterranei. La nostra attività – prosegue Petrilli – si rivolgerà primariamente alle scuole. Rappresentano il nostro futuro, oggi così fortemente contaminato da modelli provenienti da tutto il mondo: mostreremo in maniera chiara cosa è il modello Mediterraneo, dando l’opportunità di scegliere consapevolmente e non passivamente. Inoltre ci rivolgeremo alle istituzioni e alle forze politiche, fornendo il quadro completo delle necessità del nostro settore, dei problemi, del valore culturale ed economico che rappresenta”.
“La nostra adesione alla Consulta Nazionale del Vino italiano non può che istituzionalizzare l’impegno che già tante aziende svolgono da oltre 20 anni a favore della cultura del vino, a partire da Cantine Aperte. Consideriamo la formazione dei giovani, obiettivo primario della Consulta, un asset strategico per educare al valore culturale non solo del prodotto ma dei suoi territori. Un patrimonio unico per varietà e paesaggi che l’Italia vanta e che dobbiamo saper valorizzare anche oltreconfine, soprattutto ora in occasione di Expo2015”. Così la presidente del Movimento Turismo del Vino, Daniela Mastroberardino, commenta la nascita della Consulta Nazionale del Vino italiano
Aggiungi un commento