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	<title>Wineverse Blog</title>
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	<link>http://www.wineverse.it/blog</link>
	<description>il blog di Wineverse</description>
	<lastBuildDate>Fri, 14 Nov 2014 06:20:01 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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		<title>Perché usare il decanter</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/perche-usare-decanter/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Nov 2014 06:20:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrica Bozzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Suggerimenti]]></category>
		<category><![CDATA[decanter]]></category>
		<category><![CDATA[porto]]></category>
		<category><![CDATA[vino rosso]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L'importanza del decanter nella degustazione dei vini, soprattutto quelli rossi d'annata</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>ll decanter è un contenitore in vetro o cristallo, dal fondo schiacciato e col collo lievemente allungato: se ne trovano oggi in commercio<strong> molti tipi</strong> di stile diverso e di materiale più o meno raffinato, a prezzi molto variabili.</p>
<p>Il decanter a livello professionale, è uno strumento <strong>indispensabile</strong> per qualsiasi attività commerciale che si occupi seriamente di vini, mentre certamente è abbastanza inutile nelle classiche osterie dove si vende vino sfuso e non adatto alla decantazione.</p>
<p>I più pregiati sono di<strong> cristallo</strong> che trattengono meno l’odore del vino rispetto al vetro che risulta più poroso, i migliori si dice che siano per tradizione ed antica lavorazione quelli di <strong>marca austriaca</strong>; quello che importa è che nei luoghi dove si serve e si gusta vino di un certo livello non devono mancare i decanter.</p>
<p>La decantazione ha essenzialmente <strong>due obiettivi </strong>principali che possono essere sia indipendenti fra loro che connessi per lo stesso vino:</p>
<p>si decanta un vino per separarlo dal sedimento che può essersi accumulato sul fondo dopo anni di imbottigliamento;</p>
<p>si decanta un vino per favorirne l’ossigenazione e permettere così al bouquet aromatico di “aprirsi” pienamente, di esprimersi cioè in un tempo più lungo di quello che sarebbe permesso nella durata di un pasto.</p>
<p>Vi possono essere notevoli differenze nei <strong>tempi</strong> della decantazione, a seconda del vino da decantare, soprattutto in presenza di vini di grandissimo pregio.</p>
<p>Infatti, se dobbiamo ossigenare un vino, a seconda del tipo, potremmo aver bisogno di molti minuti affinché la decantazione sia efficace, e per alcuni grandissimi vini, può essere addirittura consigliabile una decantazione di alcuni giorni.</p>
<p>I vini da decantare sono quasi esclusivamente i <strong>Rossi e i Porto</strong>, tra i vini liquorosi. In alcuni casi rarissimi si decantano alcuni bianchi molto particolari e molto vecchi come i grandi Madeira o i vini Porto bianchi invecchiati, ma si tratta sempre di casi di eccezione.</p>
<p>Per eliminare i depositi che possono essersi formati sul fondo della bottiglia, bisogna posizionarsi in un punto luminoso, per osservare bene il collo della bottiglia mentre si versa <strong>lentamente</strong> il vino nel decanter inclinato e ci si può aiutare con una candela. Bisogna fare molta attenzione a che i depositi non passino nel decanter, sia attraverso l&#8217;osservazione del collo della bottiglia, sia attraverso una versata lenta e delicata.</p>
<p>Il decanter utilizzato dovrebbe essere lavato con acqua calda, mentre asciugarlo potrebbe essere, in qualche caso, difficile, ma, in genere, dovrebbe essere sufficiente porlo “a testa in giù” e lasciarlo sgocciolare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vitaminica philharmonic orchestra!</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/vitaminica-philharmonic-orchestra/</link>
		<comments>http://www.wineverse.it/blog/vitaminica-philharmonic-orchestra/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 14 Nov 2014 06:15:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ernesto Vitale]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Primi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura del vino]]></category>
		<category><![CDATA[fruttato]]></category>
		<category><![CDATA[piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[verdura]]></category>
		<category><![CDATA[vini bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[vini del piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[zuppe]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Minestrone? Il mio Big Bang di Frutta e Verdura. </p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4>In breve</h4>
<table border="1" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="5">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Difficoltà</strong>: bassa</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Preparazione</strong>: 30 minuti</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Cottura</strong>: 50 minuti</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Il sig. Cavolo nero e la sua dama bianca con le percussioni ci sono!</p>
<p>Il porro con il suo flauto? Presente.</p>
<p>Il gruppo degli arancioni, carote, zucca e cachi tutti al loro posto coi loro strumenti a fiato?</p>
<p>I pomi (pomodori e mele) tutti presenti, c&#8217;è anche zia pera con le trombe!</p>
<p>I fagiolini coi loro strumenti a corde.</p>
<p>Arance e clementini coi piatti. Non manca più nessuno.</p>
<p>L&#8217;orchestra va accordandosi con le cotture e tutto è pronto per la III sinfonia &#8220;L&#8217;autunno&#8221; !</p>
<p>Altro che letargo, le sue primizie sono un&#8217;armoniosa esplosione di vita.</p>
<h4><strong>Ingredienti  (per 4 persone)</strong></h4>
<ul>
<li>100 gr di zucca</li>
<li>2 cachi</li>
<li>4 carote</li>
<li>1 pera non molto matura</li>
<li>1 mela</li>
<li>1 pomodoro</li>
<li>200 gr di foglie di minestra (spinaci, radicchi, erba amara&#8230;etc.)</li>
<li>1 porro</li>
<li>1/2 cavolo nero e 1/2 bianco</li>
<li>100 gr di fagiolini</li>
<li>mezzo bicchiere di spremuta di arance e clementini.</li>
<li>una manciata di: semi di sesamo, cumino, sedano, chiodi di garofalo, aneto.</li>
<li>olio evo, sale e pepe bianco.</li>
<li>parmigiano grattugiato a piacere.</li>
</ul>
<h4>Preparazione</h4>
<p>Ho messo in un enorme calderone tutte le verdure e la mela tagliati a cubetti e ho ricoperto di acqua e ho fatto cuocere per almeno 45 min.</p>
<p>A cottura ultimata, ho eliminato un po di acqua in eccesso, conservandola in quanto può essere usata come brodo.</p>
<p>Ho aggiunto i pezzetti di pera e di cachi e il mezzo bicchiere di spremuta e fatto cuocere per altri 5 min. fino ad ottenere una composto cremoso.</p>
<p>Ho aggiunto le spezie, l&#8217;olio a crudo e il parmigiano.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3901" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_ernesto-vitale_vitaminic-pholarmonic-orchestra_body.jpg" alt="wineverse_wlog_ernesto-vitale_vitaminic-pholarmonic-orchestra_body" width="622" height="175" /></p>
<p>Plaid, caminetto, zuppa e un buon bicchiere di vino bianco, un<a href="/roero-arneis-2013" target="_blank"> Roero Arneis 2013 </a>di Matteo Correggia, soffice e fruttato ideale per un piatto morbido e vellutato.</p>
<p>Happywine!</p>
<h4><strong>Massima giurisprudenziale!</strong></h4>
<p>In una recentissima sentenza del 10.07.2014, la n. 15824, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità di una nota azienda italiana produttrice di alimenti sott&#8217;olio, che nell&#8217; acquistare da altra società multinazionale, un ingrediente necessario al proprio processo di produzione,  un peperoncino rosso che è risultato poi essere cancerogeno, non aveva operato con la dovuta diligenza.  La Corte ha precisato: &#8220;<em>la sussistenza di un obbligo di sicurezza alimentare del produttore nei confronti del consumatore finale&#8230;</em>comporta<em>&#8230;un onere di diligenza della società traducentesi nel controllo di genuinità, sia pure a campione, del prodotto poi usato su scala industriale, anche se da altri acquistato, senza che detta società potesse fare esclusivo affidamento sull&#8217;osservanza dell&#8217;obbligo del rivenditore di fornire un prodotto non adulterato nè contraffatto..&#8221;</em></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Sport e vino, un connubio singolare ma possibile</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/sport-vino-connubio-singolare-possibile/</link>
		<comments>http://www.wineverse.it/blog/sport-vino-connubio-singolare-possibile/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 06:20:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Tonellotto]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[vinoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[VIPs]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.wineverse.it/blog/?p=3674</guid>
		<description><![CDATA[<p>Quando storie sportive diventano storie enoiche</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vino e sport</strong>, due cose che sembrerebbero incontrarsi solo al termine delle competizioni, quando nel podio viene utilizzato lo Champagne per celebrare la vittoria. Questa abitudine è ormai diventata prassi nelle gare dei motori (salvo quando la gara si svolge in paesi mussulmani) e sta diventando molto comune anche nelle altre competizioni sportive, su tutte quelle calcistiche.</p>
<p>Momenti memorabili, che riferiscono al <em>calcio Champagne</em> nel senso &#8220;puro&#8221; del termine, sono le interviste di fine gara a <a title="oddo ubriaco mondiali 2006" href="https://www.youtube.com/watch?v=McoRZ_oDfHE" target="_blank"><strong>Oddo</strong></a> dopo la vittoria dell’Italia ai <strong>Mondiali del 2006</strong> e quella di <a title="david luiz ubriaco" href="https://www.youtube.com/watch?v=r-D9XMoU27c" target="_blank"><strong>David Luiz</strong> </a>(giocatore del Chelsea) dopo la vittoria di Champions League nel 2012.<br />
Ma in questo post non voglio parlare di ubriacature in diretta, ma di come, a volte, il vino possa entrare insitamente nella vita di uno sportivo.<br />
Il primo esempio è <strong>Andrea Pirlo</strong>, il fantasista della nazionale e della Juventus, oltre a svolgere l’ordinaria professione di calciatore, è anche un produttore vitivinicolo. La sua azienda si trova nei pressi di Brescia, sua città natale, dove insieme alla sua famiglia si cimenta dal 2007 nella produzione di vini, in particolare rossi, fornendosi così autonomamente la sua scorta personale.</p>
<div id="attachment_3889" style="width: 632px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-3889 size-full" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_fabrizio-tonellotto_sport-_-vino_pirlo_body1.png" alt="wineverse_wlog_fabrizio-tonellotto_sport _ vino_pirlo_body1" width="622" height="350" /><p class="wp-caption-text">Andrea Pirlo</p></div>
<p><em> </em></p>
<p>Altro personaggio del mondo del calcio che da poco ha intrapreso la carriera di vignaiolo è <strong>Sven Goran Eriksson</strong>. L’ex c.t. di Lazio e Inghilterra ha da poco creato la sua etichetta con l&#8217;omonimo marchio “Sven”, solo due i vini prodotti: uno bianco, un <em>blend</em> di Grillo e Fiano, ed uno rosso, frutto della combinazione tra Nero d’Avola e Franato; due vini con uve notoriamente italiane, a dimostrazione del suo attaccamento alla nostra terra.</p>
<div id="attachment_3890" style="width: 370px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-3890 size-full" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_vino_sportSven-body2.jpg" alt="wineverse_wlog_vino_sportSven-body2" width="360" height="216" /><p class="wp-caption-text">Sven Goran Eriksson</p></div>
<p>Altro allenatore con la passione per il vino è sicuramente <em>Sir</em> <strong>Alex Ferguson</strong>, il noto manager che ha portato il Manchester United ad essere una delle squadre più vincenti di sempre. Lui, oltre alla sua fama nel mondo del calcio, gode di rispetto anche nel settore vitivinicolo, non nella veste di produttore ma di collezionista, infatti è stato inserito da The Drink Business tra i <a title="top-10-famous-wine-collectors" href="http://www.thedrinksbusiness.com/2014/10/top-10-famous-wine-collectors/6/" target="_blank">10 più famosi collezionisti </a>di vino. La sua collezione di vino comprende oltre 5000 etichette, soprattutto francesi, ma anche italiane come Sassicaia e Ornellaia.<br />
È risaputo che molti allenatori per alleviare lo stress utilizzano il vino come rimedio, ad esempio famoso è l&#8217;anedotto che vede protagonisti Ferguson e Roberto Mancini quando entrambi allenavano a Manchester, uno sponda Red Devils mentre l&#8217;italiano alla corte degli sceicchi del City. A quel tempo Mancini era solito portare un presente speciale all&#8217;allenatore scozzese prima del derby cittadino: una bottiglia di buon Sassicaia, in rappresentanza delle sue radici italiane.<br />
Altro personaggio dello sport che usa il vino come rimedio per migliorare la propria salute è il cestista <strong>Amare Stoudemire</strong>, questa volta non utilizzando il bicchiere come strumento per l&#8217;assunzione ma direttamente la vasca da bagno. Esattamente, al giocatore dei New York Knicks le troppe schiacciate hanno portato a continui acciacchi fisici e l&#8217;unico rimedio rigenerante è farsi un bel bagno immerso nel vino rosso, meglio se Cabernet Sauvignon e Merlot.</p>
<div id="attachment_3890" style="width: 650px" class="wp-caption aligncenter"><a title="instagram amareisreal" href="http://iconosquare.com/viewer.php#/detail/831869242749489023_24657562" target="_blank"><img class="wp-image-3890 size-full" src="http://photos-h.ak.instagram.com/hphotos-ak-xpa1/925913_741382372593663_939359232_n.jpg" alt="instagram-amareisreal" width="640" height="640" /></a><p class="wp-caption-text">Foto da Instagram @amareisreal</p></div>
<p>Insomma, chi pensava che vino e sport fossero due cose distanti tra loro si è sbagliato.</p>
<p>Ora mi è venuto mal di testa, meglio rigenerarsi con un calice di vino. Cheers!</p>
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		</item>
		<item>
		<title>La semplice efficacia della Tenuta Kornell in Alto-Adige</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/semplice-efficacia-tenuta-kornell-in-alto-adige/</link>
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		<pubDate>Thu, 13 Nov 2014 06:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Giorleo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[On the road]]></category>
		<category><![CDATA[gewurztraminer]]></category>
		<category><![CDATA[vini alto adige]]></category>
		<category><![CDATA[vini autoctoni]]></category>
		<category><![CDATA[vini bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[vini rossi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Una bella Tenuta in Alto-Adige con vini che godono di... personalità propria</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È una comunicazione pulita ed essenziale quella della <a href="/vino?udropship_vendor=166" target="_blank">Tenuta Kornel</a><a title="tenuta kornell in alto adige" href="http://www.kornell.it/it/vino" target="_blank">l</a> in Alto Adige. Con un sito e delle etichette in bianco e nero che si fanno riconoscere facilmente dal consumatore.</p>
<p>Un’essenzialità che si rispecchia poi direttamente nella produzione di pochi vini ma fatti con passione e dedizione.</p>
<p>Kornell è una Tenuta appunto perché il 90% dei vigneti è situato tutto lì, intorno alla cantina a Settequerce (provincia di Bolzano): zona particolarmente vocata alla produzione di uve e vini rossi. I rossi rappresentano infatti il 65% della loro produzione con il tipico <a title="lagrein di kornell" href="/vino/lagrein-doc-greif-2012" target="_blank">Lagrein</a> ma ci sono anche <a href="/vino/sudtirol-merlot-riserva-doc-2011" target="_blank">Merlot</a> e <a href="/vino/cabernet-sauvignon-doc-2009" target="_blank">Cabernet</a>; e poi i bianchi: <a href="/vino/sudtirol-eich-pinot-bianco-doc-2013" target="_blank">Pinot bianco</a>, <a href="/vino/sudtiroler-sauvignon-cosmas-2013" target="_blank">Sauvignon</a>, Gewürztraminer. A completamento della linea non mancano però dei preziosi blend.</p>
<p>Lo stile è diverso dagli altri produttori della zona, si cerca innanzitutto di dare una<strong> propria personalità</strong> ai vini. Esistono dei “master class” in zona che da anni si sono affermati con prodotti noti, ad esempio bianchi pregiati o da invecchiamento e così via, ma la filosofia di Kornell si ispira al fatto che è inutile tendere allo stesso risultato, significherebbe copiare e bella o brutta che sia resterà sempre una copia!</p>
<p>Tenuta Kornell è di <strong>Florian Brigl</strong> che la dirige con l’orgoglio con cui ha ricevuto questa eredità dai suoi avi. La dirige per sè e per i propri figli per portare in alto una firma nel tempo. Si avvale di una squadra giovane per produrre vini dal carattere “onesto”, come recita il sito stesso ed è esattamente questa l’impressione che si percepisce visitando questa affascinante tenuta con una vecchia struttura che affaccia direttamente sui vigneti in pendenza. Minimale nello stile di arredamento, dove non mancano però i luoghi che rievocano le vecchie tradizioni, inclusa la barricaia con vecchio torchio, che meraviglia.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3884" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_tenuta_Kornell_body1.jpg" alt="wineverse_wlog_tenuta_Kornell_body1" width="622" height="175" /></p>
<p>Circa il 70% della produzione resta in Italia ed in particolare in Alto Adige dove c’è una elevata richiesta anche grazie a un<strong> ottimo turismo</strong>, devo dire eccezionalmente organizzato, che assorbe molti dei vini delle cantine del territorio. Il 30% è esportato in particolare nei paesi più “vicini” e non solo in termini geografici ma anche in termini culturali dato che in Alto Adige si sente spesso parlare di voglia di indipendenza spingendosi a preferire,  in molti casi, la lingua e la cultura tedesche. Quindi Svizzera, Austria, Germania e nessuna traccia di USA o Russia come molte altre cantine, per i quali mercati non avrebbero le quantità disponibili e non c’è alcuna intenzione di aumentare la quantità a scapito della qualità.</p>
<p>Insomma un  messaggio forte e chiaro, una<strong> produzione di nicchia</strong> comunicata con pulizia in etichetta… e nel bicchiere!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Riesling e Sciatt</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/riesling-sciatt/</link>
		<comments>http://www.wineverse.it/blog/riesling-sciatt/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 06:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Arlandini]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Antipasti]]></category>
		<category><![CDATA[aperitivo]]></category>
		<category><![CDATA[grano saraceno]]></category>
		<category><![CDATA[sciatt]]></category>
		<category><![CDATA[street food]]></category>
		<category><![CDATA[valtellina]]></category>
		<category><![CDATA[vini bianchi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Gli sciatt, classico street food della cucina valtellinese accompagnato da un grande Riesling diventa un ottimo aperitivo</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h4>In breve</h4>
<table border="1" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="5">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Difficoltà</strong>: facile</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Preparazione</strong>: 10 minuti più il tempo di riposo</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Cottura</strong>: 7 minuti</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Gli sciatt sono una specialità tipica della <strong>Valtellina</strong>: croccanti frittelle tonde che nascondono un cuore filante.</p>
<p>Letteralmente sciatt in dialetto valtellinese vuol dire <strong>rospo</strong>, per  la forma non del tutto regolare e poi anche per il colore dato dalla presenza della farina di grano saraceno.</p>
<p>Ci vuole grande abilità nel calare nell’olio il cucchiaio con l’impasto, avendo cura di raccogliere il cubetto di formaggio all’interno; se resta fuori cola fuori e si scoglie.</p>
<p>Con un ottimo bicchiere di riesling diventa un aperitivo perfetto da servire con salumi e gustarseli belli caldi e croccanti.</p>
<p><a href="/travaglino-riesling-campo-della-fojada-2013" target="_blank"><em>Il Riesling Campo della Fojada 2013 </em> </a>è un vino bianco di uve Riesling  delle cantine <a href="/vino?udropship_vendor=90" target="_blank">Travaglino</a> in purezza e di grande struttura. Fresco e con note minerali ben si sposa con piatti di pesce ma la complessità gusto &#8211; olfattiva decisamente importante lo rendono perfetto per un aperitivo sfizioso come questo.</p>
<p>Questo vino è il più apprezzato dal consorzio della Valle del Riesling e sicuramente anche Voi rimarrete particolarmente stupiti da questo abbinamento. Attenzione: gli sciatt vanno a ruba e anche il vino finirà presto!</p>
<h4><strong>Ingredienti (per 4 persone)</strong></h4>
<ul>
<li>100 gr di farina 00</li>
<li>200 gr farina grano saraceno</li>
<li>345 ml acqua gasata</li>
<li>250 gr Valtellina casera</li>
<li>Sale q.b</li>
<li>Olio q.b.</li>
</ul>
<h4><strong>Preparazione</strong></h4>
<p>Mescolare in una ciotola le due farine, stemprate con una frusta e infine versare l’acqua gasata, mescolando continuamente  fino ad ottenere un impasto omogeneo e molto morbido.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3846" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_lucia-arlandini_sciatt_riesling_fojada_travaglino_body1.jpg" alt="wineverse_wlog_lucia-arlandini_sciatt_riesling_fojada_travaglino_body1" width="622" height="175" /></p>
<p>Salate e coprite l’impasto con della pellicola e lasciate riposare per almeno 30 minuti.</p>
<p>Intanto tagliare il formaggio a cubetti di circa 2 cm</p>
<p>Trascorso il tempo di riposo scaldare l’olio e appena diventa bello caldo tuffate un cubetto di formaggio alla volta avvolto nella pastella e lasciatelo cadere  nell’olio bollente.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3847" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_lucia-arlandini_sciatt_riesling_fojada_travaglino_body2.jpg" alt="wineverse_wlog_lucia-arlandini_sciatt_riesling_fojada_travaglino_body2" width="622" height="175" /></p>
<p>Una volta dorati toglieteli dall’olio e lasciateli asciugare su carta assorbente.</p>
<h4><strong>Montaggio</strong></h4>
<p>Servire e mangiare subito gli sciatt belli caldi e croccanti.</p>
<h4><strong>Consigli</strong></h4>
<p>Per ottenere sciatt più regolari bagnare ad ogni passaggio il cucchiaio nell’acqua fredda.</p>
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		<title>Il vino in una mano</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/vino-in-mano/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2014 06:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lamberto Gancia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Suggerimenti]]></category>
		<category><![CDATA[annata]]></category>
		<category><![CDATA[marca]]></category>
		<category><![CDATA[qualità prezzo]]></category>
		<category><![CDATA[territori]]></category>
		<category><![CDATA[vitigni]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Ecco i 5 elementi che fanno il successo del vino e che dovrete sempre cercare</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><strong># 1</strong> <strong>La marca</strong>: tanto più è affermata ed ha reputazione tanto più ha successo il vino</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3860" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body1.jpg" alt="wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body1" width="550" height="311" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong># 2 Il territorio</strong>: legato alle Docg, Doc, IGT, ( sono disciplinari ben precisi) più è pregiato, famoso e ben esposto più vale il vino</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3861" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body2.jpg" alt="wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body2" width="550" height="311" /></p>
<p><strong>#3</strong> <strong>Il vitigno:</strong> <a href="http://www.treccani.it/webtv/videos/pdnm_rondinini_alloctono.html" target="_blank">alloctono</a>/internazionale (es Chardonnay, Cabernet, Merlot ecc)  o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autoctono" target="_blank">autoctono</a>  (Nebbiolo, Nero d’avola, Sangiovese, Moscato ecc)</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3864" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body3.jpg" alt="wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body3" width="550" height="311" /></p>
<p><strong>#4</strong> <strong>L&#8217;annata</strong> ( vintage, vendemmia ecc) importante per i grandi vini, per le aste ma anche per determinare le migliori annate o la freschezza dei vini</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3865" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body4.jpg" alt="wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body4" width="550" height="311" /></p>
<p><strong>#5</strong> <strong>Il rapporto qualità prezzo.</strong> Più è alto più vale il vino</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3866" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body5.jpg" alt="wineverse_wlog_lamberto_il-vino-in-una-mano_body5" width="550" height="311" /></p>
<p><strong>Conclusione</strong> Quando tutti i 5 elementi funzionano ho i grandi vini da collezione ma anche vini super cari!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Al-Cantara, vino e poesia sulle falde dell&#8217;Etna</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/cantara-vino-poesia-sulle-falde-delletna/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2014 06:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrica Bozzo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[On the road]]></category>
		<category><![CDATA[al-cantara]]></category>
		<category><![CDATA[etna]]></category>
		<category><![CDATA[pucci giuffrida]]></category>
		<category><![CDATA[randazzo]]></category>
		<category><![CDATA[vini della sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Vino e arte sull'Etna in una affascinante commistione che esprime il sapore della terra e della cultura siciliana.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L’Azienda Vitivinicola<a href="/vino?udropship_vendor=70" target="_blank"> Al-Cantara</a> si trova sul versante nord dell’Etna, chiamato dalla gente del luogo famigliarmente “A Muntagna”, nelle vicinanza di Passopisciaro, un posto bellissimo, con colline ricoperte da vigneti in vicinanza del fiume omonimo.</p>
<p>La sua storia ma, soprattutto, la sua filosofia aziendale mi viene raccontata da <strong>Gianluca Calì</strong>, responsabile commerciale, che incontro a Randazzo e che mi conduce alla visita della cantina e dei vigneti, in una zona impervia ed affascinante dominata dal più grande vulcano europeo e mi racconta l’avventura di <strong>Pucci Giuffrida</strong>, il proprietario e l’ideatore dell’azienda che, con la consulenza di un enologo e di un agronomo, ha creato una produzione di vini tipicamente siciliani avvalendosi soprattutto delle uve da vitigni autoctoni dell’Etna quali il <strong>Carricante</strong> , il <strong>Catarratto</strong>, il <strong>Nerello</strong> <strong>Mascalese</strong>, ma ha anche rivestito di arte i suoi prodotti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3838" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_enrica_bozzo_al-cantara_body.jpg" alt="wineverse_wlog_enrica_bozzo_al-cantara_body" width="622" height="175" /></p>
<p>Al-Cantàra è un&#8217;azienda <strong>giovane</strong> che comprende circa venti ettari di vigneti di cui dieci vitati a Nerello Mascalese, vitigno principe del luogo e vanta, per ora, una produzione di 60.000 bottiglie che stanno aumentando. Questa interessante realtà vitivinicola prende il nome dal fiume che lambisce la contrada presso la quale si trovano i terreni, ma anche dal<strong> termine arabo Al- Cantàr</strong>, che vuol dire ponte. Proprio il concetto del ponte, tradizionale simbolo di unione, viene ripreso dalla cantina, che <strong>vuole unire arte, vino, poesia e passione</strong>.</p>
<p>I vini hanno nomi evocativi che vengono raccontati da etichette che ricoprono le bottiglie create dall’artista siciliano <strong>Alfredo Guglielmino</strong> il quale, per disegnarle, si è ispirato alle poesie del poeta catanese <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/tag/nino-martoglio/" target="_blank">Nino Martoglio</a>.</p>
<p>Così, ci troviamo a degustare e ad ammirare prodotti che sono davvero una sintesi artistica: “<a href="/vino/al-cantara-etna-rosso-o-scuru-o-scuru-2009" target="_blank">O scuru o scuru</a>” che si riferisce all&#8217;ambiente tipico delle osterie siciliane di un tempo, quando si beveva al lume di candela e che è il prodotto di punta dell’Azienda: è un <strong>Etna Rosso Doc</strong>, prodotto con Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, cresciuti in terreno vulcanico nella parte nord del vulcano, in vigneto situato ad una altitudine di 650 metri slm su terreno vulcanico, ricco di minerali e di scheletro.</p>
<p>Questo vino nasce all’ombra dell‘Etna, in vigne cresciute vicino alla catena montuosa dei Nebrodi, in una valle che da sempre ha visto il connubio fra l’uomo e la vite. Il vigneto, di circa 40/50 anni, è allevato ad <strong>alberello</strong> per mantenere le vecchie tradizioni locali e del territorio. Il vino, che ha meritato il <strong>premio Duja D’Or 2008</strong>, si presenta con un bel colore rosso rubino intenso con buona consistenza e regala al naso sentori di frutti rossi maturi, di spezie e vaniglia; in barriques di primo passaggio per otto mesi, viene imbottigliato dopo almeno un anno di affinamento. In bocca è infatti morbido e fresco, sapido ed equilibrato, piuttosto persistente.</p>
<p>Degustiamo poi “<strong><a href="/vino/al-cantara-etna-bianco-luci-luci-2012" target="_blank">Luci luci</a>”</strong> la cui etichetta raffigura un pastore che riposa sereno, circondato dalle lucciole, in una limpida notte siciliana.</p>
<p><strong>DOC Etna Bianco</strong> ottenuto con uve Carricante in purezza, coltivate in una terra lavica, di color cenere e ricca di minerali, è un vino dai sentori quasi aromatici, con profumi di fiori gialli e di frutta fresca e tropicale, fine e soffice e, al contempo, di grande struttura. La raccolta delle uve a metà di ottobre produce un vino di montagna, fresco in bocca, ampio, aromatico, con ottima sapidità.</p>
<p><strong>“<a href="/vino/al-cantara-amuri-di-fimmina-e-amuri-di-matri" target="_blank">Amuri di Fimmina e Amuri di Matri</a>”</strong> che nel nome manifesta un’ispirazione erotica, si richiama alla tradizione etnea secondo la quale il vero Nerello Mascalese era rosato e soprattutto trasparente.</p>
<p>Con questo vino, <strong>premiato al Vinitaly 2010</strong>, si è cercato di reinterpretare un tema tradizionale del luogo, quello dell’unione del fuoco e del mare, rappresentato nei due diversi tipi di amore.</p>
<p>Il vino si presenta di colore rosa tenue, profumatissimo al naso con note di rosa e piccoli frutti rossi, ma anche di albicocca e con una netta nota minerale che lo rende sapido e fresco in bocca.</p>
<p>E così per gli altri vini sempre dai nomi poetici:</p>
<p><strong>“Occhi di ciumi”,”Muddichi di suli”, “Lu veru piaciri”, “La fata Galanti”, “U tocco”.</strong></p>
<p>Al di là dell’originalità e della bellezza della presentazione artistica, si tratta di vini che  manifestano corpo, mineralità ed aromi particolari, dovuti certamente al microclima e al terroir ma anche ad un’accuratezza di vinificazione che si riscontra in tutti i prodotti e che li rende tra i più interessanti ed inconfondibili vini dell’Etna..</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>C&#8217;era una volta&#8230;il Novello</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/cera-volta-novello/</link>
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		<pubDate>Tue, 11 Nov 2014 06:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Elisabetta Tosi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[barbera]]></category>
		<category><![CDATA[Beaujolais Nouvau]]></category>
		<category><![CDATA[cabernet sauvignon]]></category>
		<category><![CDATA[Canaiolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ciliegiolo]]></category>
		<category><![CDATA[Dolcetto]]></category>
		<category><![CDATA[Grignolino]]></category>
		<category><![CDATA[macerazione carbonica]]></category>
		<category><![CDATA[merlot]]></category>
		<category><![CDATA[nebbiolo]]></category>
		<category><![CDATA[Novello]]></category>
		<category><![CDATA[sangiovese]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Chi si ricorda del vino Novello? Di gran moda fino a qualche anno fa, oggi sembra essere caduto in disgrazia. Eppure è un vino facile, piacevole e perfetto per i sapori dell'autunno</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;era una volta il <strong>Novello</strong>, vino rosso messo velocemente in vendita a partire (per legge) dal 6 novembre di ogni anno; qualche settimana di notorietà e poi spariva da tavole e scaffali dei supermercati, sostituito alla velocità della luce da spumanti natalizi di vario genere e vini considerati &#8220;più seri&#8221;.</p>
<p>Povero Novello, primo frutto dell&#8217;ultima vendemmia, trattato alla stregua di uno yogurt che scade nel giro di una manciata di giorni. Per anni celebrato ovunque con feste e sagre, oggi non se ne sente più nemmeno parlare; a festeggiarlo sono rimasti in pochi.</p>
<p>Ma all&#8217;inizio non era così: nato sull&#8217;onda della fortuna incontrata dal <strong>Beaujolais Nouveau</strong>, il Novello voleva essere la risposta italiana ad un successo francese: a differenza di quest&#8217;ultimo però, fatto di sole uve <strong>Gamay</strong>, il Novello italiano può venire realizzato con qualsiasi vitigno, anche se alla fine i più utilizzati risultano essere <strong>Teroldego, Barbera, Cabernet Sauvignon, Canaiolo, Ciliegiolo, Grignolino, Refosco, Dolcetto, Nebbiolo, Merlot</strong> e <strong>Sangiovese</strong>.</p>
<p>Il segreto delle  caratteristiche e della fragranza di questo vino risiede in buona parte nel metodo della macerazione carbonica, che consiste nel mettere in uno speciale vaso vinario i grappoli interi e non diraspati (ovviamente perfettamente sani e maturi) e di saturare poi il tutto con anidride carbonica. In questo modo i lieviti presenti sulla buccia, alla ricerca di acqua e ossigeno, passano verso l&#8217;interno degli acini e innescano una fermentazione di tipo intracellulare, che può durare 7-14 giorni. Alla fine il mosto così ottenuto viene leggermente pressato e lasciato fermentare per altri 3-4 giorni.</p>
<p>Il vino che si ottiene ha i profumi golosi di fragole, lamponi, more e mirtilli rossi, una bassa gradazione alcolica (in genere non si superano gli 11 gradi), è facile da bere e piacevole da abbinare con i prodotti tipici dell&#8217;autunno, come la zucca e le castagne. Ma, come spesso accade con le mode, dopo qualche anno di splendore anche la passione per il Novello ha finito per affievolirsi, e oggi sono poche le cantine che ancora lo producono (e tutto su prenotazione).</p>
<p>Ai nostri giorni, circa la metà del Novello prodotto proviene dal Veneto (dove il Bardolino Novello fu il primo vino di questo tipo a ottenere la Doc, nel 1987), seguito da Trentino, Toscana e Friuli. Nonostante il netto calo di popolarità, questo vino gode ancora però di molti estimatori, e per celebrarlo  il  <a href="http://www.movimentoturismovino.it/it/eventi/4/cantine-aperte-in-vendemmia/" target="_blank">Movimento Turismo del Vino</a> promuove un&#8217;apposita giornata: <strong>Cantine Aperte a S.Martino,</strong> un&#8217;occasione per visitare aziende (spesso alle prese con le fermentazioni degli altri vini dell&#8217;ultima vendemmia) e magari  pianificare qualche acquisto in vista delle prossime feste.</p>
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		<item>
		<title>Quando al The Clove Club di Londra incontri il Mosnel</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/quando-the-clove-club-londra-incontri-mosnel/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2014 06:20:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Rocco Panetta]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[On the road]]></category>
		<category><![CDATA[bollicine]]></category>
		<category><![CDATA[chardonnay]]></category>
		<category><![CDATA[cultura del vino]]></category>
		<category><![CDATA[eccellenze vitivinicole]]></category>
		<category><![CDATA[franciacorta]]></category>
		<category><![CDATA[passiti]]></category>
		<category><![CDATA[pinot bianco]]></category>
		<category><![CDATA[pinot nero]]></category>
		<category><![CDATA[prosecco]]></category>
		<category><![CDATA[vini spumanti]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>A Londra, al The Clove Club, un incontro spumeggiante, con Il Mosnel Pas Dosè, esalta la qualità di una emergente stella Michelin </p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Vado spesso a Londra, ringraziando il Signore (e forse la Regina!).</p>
<p>La prima volta fu nel 1993, quando l&#8217;Inghilterra e Londra stavano ripartendo dopo le cure <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dracone" target="_blank">draconiane</a> della deindustrializzazione tatcheriana degli anni &#8217;80, iniziando a virare vertiginosamente verso un modello di città stato finanziaria, piuttosto che di società multistrato e diffusa, come è stato nello stesso lasso di tempo per il resto dell&#8217;Europa.</p>
<p>Da allora torno a Londra con continuità, molto spesso per lavoro, ma anche per svago, cultura e ricerca di nuovi indirizzi foodies.</p>
<p>Ed è sempre un innamorarmi ancora. Mi sento a casa. Ho i miei luoghi soliti e ripetitivi, ma allo stesso tempo devo scoprire ogni volta qualcosa di nuovo, altrimenti non c&#8217;è gusto.</p>
<p>Questa volta, la scorsa settimana, tra le varie cose, sono stato a visitare il <a href="http://thecloveclub.com/index.html?source=other" target="_blank">The Clove Club</a>. Un ristorante che in pochissimo tempo è emerso nel panorama londinese assurgendo immediatamente a luogo cult per hipster barbuti e grandi gourmet, guadagnando una meritatissima stella Michelin.</p>
<p>La location è stunning: si trova nell&#8217;ex municipio della cittadina di Shoreditch, già sobborgo dell&#8217;east London e ora luogo d&#8217;elezione della città più all&#8217;avanguardia, dove tra manager e giovani professionisti della City, non è raro imbattersi in lunghe code fuori ad un locale, solo perché lì sta suonando il DJ <a href="http://www.boygeorgeuk.com" target="_blank">Boy George</a>, già leader dei Culture Club che hanno fatto grande gli anni ottanta.</p>
<p>L&#8217;esterno è vittoriano e severo, ma non appena si entra lo scenario cambia totalmente e si è immediatamente inebriati dall&#8217;intenso odore di prosciutti italiani e iberici stagionati, misti a quell&#8217;intensa sensazione pungente di grotta da vino. La prima sala, più informale, è dominata da un grande bar, dove vengono serviti cocktail champagne e martini extra dry tra i più buoni del quartiere.</p>
<p>Il personale è giovanissimo, multiculturale, competente, sorridente e gentile. Esattamente come dovrebbe essere sempre e ovunque.</p>
<p>La seconda sala cambia di passo e sembra invece una grande cucina d&#8217;altri tempi, con tanto legno e finestroni ovunque, da cui riluce il bagliore folle della città.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-3807" src="/blog/wp-content/uploads/2014/11/wineverse_wlog_rocco-panetta_clove_club_mosnel.body_.jpg" alt="wineverse_wlog_rocco-panetta_clove_club_mosnel.body" width="622" height="175" /></p>
<p>Ordino la carta dei vini e il menu e noto subito che tra la piccola selezione di champagne, spicca una gloria nazionale: Il Mosnel. Non senza sorpresa ordino una edizione de Il<a href="/il-mosnel-franciacorta-pas-dose" target="_blank"> Mosnel Franciacorta Pas Dosè</a>, ossia la versione del momento, quella senza aggiunta di zuccheri.</p>
<p>Il Mosnel è una delle mie cantine preferite di Franciacorta. Ubicata a Camignone nelle antiche cantine della famiglia Barboglio, è ancora oggi guidata dalla famiglia Barzanò Barboglio. La produzione di Franciacorta de Il <a href="/vino?udropship_vendor=57" target="_blank">Mosnel</a> spazia dal tradizionale Brut, al Rosè, al Satèn &#8211; di gran lunga il mio preferito, sin da quando Elena Lenzini, la bravissima proprietaria sommelier de Il Sanlorenzo, grande ristorante di pesce a Roma, mi iniziò alla degustazione de Il Mosnel una decina di anni fa &#8211; fino al Pas Dosè, ed è arricchita da due Curtefranca bianco e rosso e da un ottimo passito.</p>
<p>Il Pas Dosè è un Franciacorta di 12,5% di gradazione alcolica, molto secco e asciutto, prodotto con uve Chardonnay, Pinot Bianco e con una piccola quantità di Pinot Nero. Si esalta d&#8217;estate, con i piatti di pesce ed i crostacei, ma io, come spesso faccio con le &#8220;bollicine&#8221;, lo bevo tranquillamente a tutto pasto, a temperatura di 10 gradi centigradi circa, godendone così le diverse qualità e scoprendo ogni volta nuovi ed interessanti accostamenti.</p>
<p>Il menu del The Clove Club è una scoperta fantastica, e ci si perde volentieri tra il Restaurant Menu, l&#8217;Extended Menu, il Vegetarian Menu, il Bar Menu e il Lunch Menu. Opto per la scelta più minimal, il Restaurant Menu, ordinando come entrèe una straordinaria Trota Selvaggia affumicata, seguita come main course da un&#8217;anatra di 20 giorni, servita con mais e finferli. La correttezza delle temperature di servizio, la leggerezza dell&#8217;esecuzione che ti accarezza, avvolgendoti, senza lasciarti però del tutto distinguere i vari ingredienti dei piatti, ti offrono una bella esperienza, anche grazie alla professionalità di un team giovane che è un piacere osservare a lavoro.</p>
<p>Tornerò a godere di questa &#8220;<em>ultimate interpretation</em>&#8221; dello spirito di Londra, anche grazie a Il Mosnel: <strong>arrivederci The Clove Club.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E le orecchie diventano calici&#8230;</title>
		<link>http://www.wineverse.it/blog/orecchie-diventano-calici/</link>
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		<pubDate>Mon, 10 Nov 2014 06:15:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Mazzuccato]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Poesie]]></category>
		<category><![CDATA[botti]]></category>
		<category><![CDATA[cantine]]></category>
		<category><![CDATA[fermentazione]]></category>
		<category><![CDATA[mosto cotto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In ogni cantina si svolge un piccolo ma straordinario concerto. Non facciamo orecchie da mercante e lasciamoci contagiare dalla filosofia del vino.</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ascolta.<br />
È la passione che brulica<br />
dentro cuori di rovere.<br />
È il sangue della terra<br />
che pulsa nell’arteria sotterranea.<br />
E noi come vampiri<br />
a pendere da labbra di sughero<br />
che tappano la giovanile irruenza<br />
educando al piacere estatico<br />
dell’attesa.</p>
<p>Ascolta.<br />
È il profumo dell’amore,<br />
due dita di mosto cotto<br />
spalmato su pelle di mollica,<br />
È il sentore della vita<br />
che sbatte le ali,<br />
nuvola impazzita di moscerini<br />
che svolazzano nello stomaco.</p>
<p>Ascolta.<br />
È il <strong>vino</strong> in fermento<br />
che dalla cantina intona<br />
la sua teologia della rivoluzione.<br />
E le orecchie da mercante<br />
diventano calici!</p>
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